Più lontana dal Naviglio Grande, Villa Marino è una residenza di campagna risalente in alcune sue basi all'inizio del Cinquecento e fatta realizzare probabilmente da Massimiliano Stampa. Lo stabile venne successivamente acquistato come dimora estiva dal finanziere genovese Tommaso Marino (da cui il nome), divenuto ben più famoso a Milano per aver commissionato la costruzione di Palazzo Marino, oggi sede del comune della metropoli lombarda. La leggenda vuole che in questo palazzo il conte Marino uccise la splendida e giovane moglie, Ara Cornaro originaria di Venezia. Oggi la villa è una residenza privata. |
Gaggiano ha una moltitudine di edifici storici che nulla hanno da invidiare a chiese e palazzi ben più blasonati. Tra questi occupa un ruolo primario la nostra Villa Marino, palazzo cinquecentesco che sorge a nord del Naviglio, in via Gozzadini. La villa è privata ma in particolari occasioni viene aperta al pubblico per alcune visite guidate durante le quali si può ammirare in tutta la sua bellezza e si possono conoscere la storia e la leggenda che aleggia tra queste mura. All’interno del palazzo si possono ammirare gli affreschi, probabilmente realizzati su commissione di Pietro Aloardi nel ‘700. La costruzione di Villa Marino viene erroneamente attribuita a Tommaso Marino, personaggio storico famoso per aver dato il nome a Palazzo Marino, sede del Municipio di Milano, da lui fatto costruire tra il 1557 e il 1563. In realtà la villa gaggianese fu fatta costruire da Massimiliano Stampa, in data sconosciuta ma sicuramente nel periodo antecedente il 1563, anno nel quale si cominciarono a registrare gli atti notarili delle proprietà. Questo si evince da una lettera scritta dal Cardinale Borromeo alcuni anni prima, il quale si lamentava del fatto che lo Stampa per costruire una strada che servisse il suo palazzo fece demolire una parte della chiesa. Questa lettera è la prova che in quel luogo venne costruita una villa, Villa Marino appunto. Ma perchè se la villa fu costruita dallo Stampa, se ne attribuisce la paternità a Tommaso Marino? La proprietà venne attribuita a Marino a causa di un equivoco. Uno storico del ‘700, un tal Serviliano Latuada, infatti, scrisse in una sua opera che Marino uccise la propria moglie “in una villa del Naviglio detto di Gaggiano” interpretando in modo non corretto, questa frase divenne “l’omicidio avviene in una villa di Gaggiano” ma visto che a Gaggiano l’unica villa esistente era quella di Massimiliano Stampa, ecco associato Tommaso Marino alla villa gaggianese. Ma chi era Tommaso Marino? Tommaso Marino era un finanziere di origine genovese che venne a Milano per seguire gli affari che consistevano nel commercio di sale e nel finanziamento alle guerre. Queste attività resero la famiglia Marino ricchissima e potente. Il potere fu però anche causa della sua rovina, in quanto per finanziare l’enorme opera che fu la costruzione di Palazzo Marino a Milano, si indebitò e, soprattutto, fece crediti che non gli vennero restituiti. Come se non bastasse, Nicolò Marino, uno dei due figli viziati e arroganti, contribuì a peggiorare la situazione di Tommaso, in quanto uccise propria moglie, una nobile spagnola, facendo però finire in carcere il padre, vecchio, ormai in rovina e malridotto. La villa nei decenni ha cambiato più volte proprietà; Massimiliano Stampa la vendette nel 1539 al senatore Francesco Sfondrato che la tenne un solo anno vendendola nel 1540 alla contessa Lodovica Torelli. La contessa la tenne un solo giorno e la rivendette a Massimiliano Stampa ricevendo in cambio diversi terreni. Alla morte dello Stampa (avvenuta nel 1556) la villa rimase alla moglie Anna Morone la quale, non avendo figli (l’unico morì in tenera età), nominò nel 1583 erede di tutti i suoi beni suo nipote Gerolamo Morone. Nel 1676 il palazzo con i poderi furono venduti a Ortensio Cantoni, questore del magistrato straordinario dello Stato di Milano che provvide ad effettuare interventi di restauro in quanto dalla sua costruzione erano passati circa due secoli. Nel 1715 alla morte del Cantoni, la proprietà passò in eredità alla figlia Marianna, moglie del marchese Alessandro Pozzo che negli anni sucessivi la modificò e la migliorò. Nuovamente per eredità la villa divenne proprietà del figlio Ignazio Pozzo che nel 1746 la vendette per sanare i debiti lasciati dal padre. L’acquistò nel 1758 Pietro Aloardi un borghese con una solida posizione economica che divenne in pochi anni uno dei maggiori possidenti. Alla sua morte, nel 1799 i figli ereditarono tutti i suoi possedimenti e la villa rimase proprietà Aloardi fino al 1822 quando fu lasciata all’Amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri (poi Congregazione di Carità, quindi E.C.A. e poi I.P.A.B.). Nel 1936 la famiglia Gorini ne diventa affittuaria ed insedia la propria azienda agricola di coltivazione e vendita del riso. Nel 1983 Attilio Gorini la acquista diventandone l’attuale proprietario e continuando, insieme al figlio Giuseppe, l’attività di agricoltore. Esiste una leggenda che aleggia tra le mura di Villa Marino, leggenda che nasce alla fine del ‘700, quando uno scrittore narra le gesta di Tommaso Marino e racconta che il nobile, vecchio, ricco e prepotente fa rapire una giovinetta, Ara Cornaro, nobile veneziana della quale si era innamorato e la fa rinchiudere nel palazzo facendola divenentare bersaglio continuo delle sue avances. A seguito dei continui rifiuti da parte della fanciulla, il nobile le fa credere di liberarla, apre le porte delle stanze nella quale era rinchiusa e le dice di andarsene. Mentre la ragazza percorre un corridoio, il pavimento si apre sotto di lei facendola precipitare e cadere sopra lame, spuntoni e rocce, facendola finire trafitta e fatta a pezzi. Da quel giorno si dice che nel palazzo ci sia il fantasma di Ara Cornaro. Questa leggenda generò una filastrocca usata dai bambini degli anni seguenti per fare “la conta”: “Ara bell’Ara / descesa Cornara / de l’or e del fin / del Cont Marin / strapazza bordoch / dent e foeura tri pitocch / tri pessit e ona mazzoeura / quest’è dent e quest’è foeura” La leggenda di Ara Cornaro venne utilizzata negli anni seguenti per spaventare i bambini, raccontando loro che il fantasma della fanciulla si presentava nel caso fossero entrati nel giardino della proprietà (allora pieno di alberi da frutta) per rubare le mele o le pesche. Fonte: gaggianomagazine.it |